L’arte urbana, la street art, è esposta a intemperie e vandalismi: un patrimonio culturale fragile che necessita di cure costanti e mirate. Motivo per cui l’Università di Pisa ha lanciato per la prima volta delle linee guida con soluzioni innovative e sostenibili. Il progetto si chiama SuPerStAr (Sustainable Preservation Strategies for Street Art), coordinato dall’Ateneo pisano e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca che ha coinvolto altre quattro università italiane (Torino, Bologna, Milano e Venezia) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il supporto di enti e amministrazioni locali.
“Le strategie di conservazione e di valorizzazione della street art sono ancora oggi lacunose e lontane dall’essere chiaramente definite – spiega Francesca Modugno, professoressa del dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa – il progetto rappresenta una svolta da questo punto di vista. Le linee guida sviluppate si basano su un approccio scientifico multidisciplinare e tengono conto di diversi aspetti legati alla protezione, al monitoraggio e al restauro delle opere urbane”.

Nei tre anni del progetto, ricercatori e ricercatrici hanno testato e validato tecniche e protocolli sui più importanti murales in tutta Italia. Sotto la lente, quindi, “Tuttomondo” (1989), una delle opere più iconiche di Keith Haring, situata su una parete del Convento di Sant’Antonio a Pisa. A Milano è stato preso sotto esame “Necesse” – SMOE (2021), realizzato dopo la pandemia su una parete di 1300 metri quadrati su cui, dopo la diagnosi in sito e le analisi spettroscopiche, sono stati applicati rivestimenti protettivi per testare la resistenza agli agenti atmosferici. A Torino, Alessandro Caligaris e Mauro 149 (2013) è parte del primo museo a cielo aperto dedicato alla street art in Italia: qui è stata condotta una campagna di analisi spettroscopiche per monitorare il degrado e testare nuove strategie di conservazione.
Come si protegge la street art
Il lavoro dei ricercatori parte dalla documentazione e dal monitoraggio attraverso fotografie ad alta risoluzione, rilievi multispettrali e analisi chimico-fisiche per identificare materiali e tecniche pittoriche. L’utilizzo di sensori, immagini satellitari e rilievi spettroscopici aiuta a individuare precocemente fenomeni di degrado come sbiadimento dei colori, distacco della pittura o contaminazioni biologiche.
Il passo successivo è la pulizia. SuPerStAr ha sperimentato sistemi con laser selettivi e metodi a basso impatto ambientale basati su solventi green per rimuovere graffiti vandalici senza danneggiare la pittura originale. Una ulteriore linea di ricerca ha riguardato la protezione delle opere da umidità e inquinanti atmosferici, grazie all’applicazione di protettivi.
“Ma è fondamentale coinvolgere le amministrazioni locali, le comunità e gli artisti per sensibilizzare sul tema e stabilire interventi preventivi a più livelli – sottolinea la professoressa Ilaria Degano, membro del team di ricerca del Dipartimento di Chimica – la speranza è che grazie a SuPerStAr, la conservazione della street art entri in una nuova fase di consapevolezza scientifica, garantendo che le opere più importanti di questo patrimonio urbano possano essere preservate per le future generazioni”.
