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Mark Eitzel il poeta della malinconia si racconta: dagli American Music Club alla carriera solista

Dopo quasi dieci anni di assenza dall’Europa, torna in concerto mercoledì 9 aprile al Circolo Arci Il Progresso di Firenze uno dei fuoriclasse dell’alternative music, il leader degli American Music Club che annuncia l’uscita di un nuovo disco “Fall Risk”

Mark Eitzel

Mercoledì 9 aprile dopo quasi dieci anni di assenza dall’Europa, torna in concerto al Circolo Arci Il Progresso di Firenze uno dei fuoriclasse dell’alternative music americana.

Mark Eitzel il leader degli American Music Club sarà in tour per una retrospettiva acustica sulla propria carriera nella band e come solista.

Definito da The Guardian “Il più grande paroliere americano vivente” e insignito del premio “Songwriter of the Year” da Rolling Stone, Eitzel ha pubblicato oltre 20 lavori tra gli anni con la band e l acarriera solista.

Sta per tornare sulle scene con due nuove pubblicazioni nel 2025: un box set e un EP che verrà stampato esclusivamente in vinile, oltre a lavorare alle riedizione dei vecchi album degli American Music Club.

Autore sopraffino con la personalità del crooner, Eitzel spazia dalla musica rock, al jazz all’elettronica, collaborando nei suoi dischi con artisti del calibro di Peter Buck (R.E.M.), Steve Shelley (Sonic Youth), James McNew (Yo La Tengo), Steve Berlin (Los Lobos) e Mike McReady (Pearl Jam).

Ecco il nostro “botta e risposta” con Mark Eitzel

Gli American Music Club hanno creato un suono unico tra folk, rock e slowcore. Guardando al passato, come descriveresti l’eredità della band oggi?

La nostra eredità è per lo più dimenticata o, se siamo fortunati, un cliché culturale.

Spotify ti paga come uno schiavo, perché per loro sei solo questo. Sei solo contenuti a basso costo. Per avere successo su internet vogliono che tu sia un sociopatico

Qual è il ricordo più vivido che ha degli anni trascorsi con la band?

Andare in tour con queste persone è stato difficile. Loro erano duri e io ero duro. L’infelice mantra era “facciamo schifo”. Facevamo un gioco nel backstage chiamato “Spin spin o wheel of doom”. Chi vinceva si aggiudicava il panino mangiato a metà o della carne di merda per il pranzo. Prevedevamo quante persone ci sarebbero state tra il pubblico. Tutte queste cose rendevano la vita impossibile.

I vostri testi sono spesso molto introspettivi e malinconici. Quali sono le tue principali fonti di ispirazione quando scrivi?

Espellere la mia ansia per non averla più. Raccontare le storie delle persone che conoscevo.

Il tuo approccio alla scrittura è cambiato nel corso degli anni? Si sente più a suo agio nel processo creativo oggi rispetto al passato?

Assolutamente sì, non mi resta molto tempo, quindi sono più che mai preso dalla scrittura.

Il tuo ultimo album “Hey Mr. Ferryman” è stato prodotto da Bernard Butler. Com’è stata la collaborazione con lui?

È un genio. È stato un vero piacere.

Mark Eitzel

Pensi che oggi sia più facile o più difficile per un artista indipendente emergere?

Sì, internet rende tutto più facile se si è attenti ai dettagli del postare e del ripubblicare e del cercare di distinguersi dai trilioni di persone su Spotify che ti paga come uno schiavo – perché per loro sei solo questo. Sei solo contenuti a basso costo. Per avere successo su internet vogliono che tu sia un sociopatico. Rispetto chi resiste.

Ti senti ancora legato alla scena musicale di San Francisco o pensi che il tuo rapporto con la città sia cambiato nel tempo?

La vita è piena di impegni. Ho passato un decennio a Los Angeles, quindi non la conosco più. Ci sono alcuni cantautori che mi piacciono. C’è anche una piccola comunità musicale per gli anziani, con alcuni musicisti straordinari, ma per lo più si tratta di cover e non credo che siano importanti.

Cosa ci può dire dei tuoi prossimi progetti musicali?

Ho circa 30 canzoni nei miei dischi. Ne ho mixate 7. Al momento si chiama “Fall Risk”.

Qual è la cosa più importante che hai imparato in tutti questi anni di carriera?

1-Essere puntuale
2-Essere trattati e trattare gli altri con rispetto
3-Non sei il protagonista
4-Non fare prigionieri quando ti esibisci. Ogni volta. Per 5 o 5000 persone
5-Toglietevi di torno

Cosa suonerete per noi a Firenze? Come sarà la scaletta?

Un po’ di nuove canzoni.
Un mucchio di vecchie canzoni.
Pianti e lamenti.

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