Il cinema documentario come strumento per leggere il presente, recuperare la memoria e prendere posizione. È questo il filo conduttore della 67ª edizione del Festival dei Popoli, in programma a Firenze fino all’8 novembre, con 86 film, numerose anteprime e ospiti italiani e internazionali.
Una settimana di proiezioni e incontri attraverseranno la storia del Novecento per arrivare alle questioni più urgenti del presente, tra diritti dei lavoratori, memoria storica, lotte sociali e politiche, controculture, Europa e nuove generazioni.
Tra i protagonisti di questa edizione spicca Barbara Kopple, ospite speciale del festival per celebrare i suoi 50 anni di attività nel cinema documentario. La regista americana, prima donna a vincere l’Oscar per un lungometraggio documentario e vincitrice di due statuette, sarà a Firenze con la trilogia dedicata ai diritti dei lavoratori: Harlan County, U.S.A., American Dream e il più recente Union Town, dedicato alle nuove forme di organizzazione collettiva dei lavoratori delle consegne e della logistica. A Kopple sarà assegnato il “Women Trailblazers in Documentary Cinema Award”.
Al centro del programma anche la storia del colonialismo italiano in Etiopia, raccontata attraverso lo sguardo del regista etiope Haile Gerima. In prima italiana arriva Black Lions – Roman Wolves, monumentale opera in cinque parti, della durata complessiva di nove ore, frutto di trent’anni di lavoro e dedicata alla resistenza dell’Etiopia all’invasione italiana del 1935. Il film intreccia materiali d’archivio, documenti, testimonianze, canti, poesie e scene teatrali per restituire alla storia africana una prospettiva a lungo schiacciata dalla narrazione coloniale.
Firenze sarà protagonista con due appuntamenti legati alla memoria della città. Il 4 novembre, nel sessantesimo anniversario dell’alluvione, sarà presentato in prima assoluta Angeli del fango – La meglio gioventù europea di Marco Spagnoli, dedicato ai giovani volontari arrivati da tutto il mondo per salvare libri e opere d’arte dopo l’esondazione dell’Arno. In programma anche Finché resta il tuo nome di Gianmarco D’Agostino, che ricostruisce la storia del console tedesco Gerhard Wolf, ricordato per aver utilizzato il proprio ruolo nella Firenze occupata per aiutare numerosi perseguitati dal nazifascismo.

Tra memoria e presente si muove anche Io sono l’assente di Adamo Antonacci, ritratto di Alessandro Benvenuti, ospite del festival. Il documentario ripercorre la carriera dell’attore, regista e autore, dagli esordi con i Giancattivi fino alle esperienze più recenti, attraverso le testimonianze di amici e compagni di viaggio come Carlo Verdone e Stefano Fresi.
Un altro anniversario attraversa il programma: i 50 anni del punk, celebrati con una retrospettiva dedicata a Lech Kowalski, cineasta apolide e ribelle che ha raccontato alcune delle figure più importanti della controcultura musicale. A Firenze saranno proiettati i suoi film dedicati ai Sex Pistols, Johnny Thunders e Dee Dee Ramone, oltre a East of Paradise, autobiografia cinematografica che sarà accompagnata da una masterclass del regista.
Il festival guarda inoltre alla storia stessa del cinema documentario con Mark Cousins e The Story of Documentary Film, in prima italiana, un ambizioso progetto che ripercorre 130 anni di cinema non fiction.
Alina Marazzi sarà invece tra le protagoniste della tavola rotonda dedicata al cinema del reale italiano e alla generazione di filmmaker che, a partire dal documentario, ha contribuito a rinnovare la cinematografia italiana degli anni Duemila.
Tra gli eventi speciali figurano inoltre Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie di Alex Gibney, dedicato alla guarigione dello scrittore dopo il tentato omicidio del 2022, e Douglas Gordon by Douglas Gordon, ritratto dell’artista scozzese. Il programma porta anche alle Cinque Terre con The Siege of Paradise di Gar O’Rourke, che affronta il fenomeno dell’overtourism in un territorio abitato da meno di tremila persone e visitato ogni estate da oltre quattro milioni di turisti.
La 67ª edizione inaugura anche Visioni d’Europa, nuova sezione realizzata in collaborazione con l’European University Institute. Quattro documentari affrontano temi come la sicurezza europea, la libertà di stampa, la crisi alimentare, il lavoro e la regolamentazione delle grandi piattaforme tecnologiche, offrendo uno sguardo sulle trasformazioni politiche e civili dell’Europa contemporanea.
Ampio spazio è dedicato alle nuove generazioni con Popoli Next Generation, progetto realizzato con Fondazione CR Firenze che coinvolge bambini, adolescenti e giovani non solo come spettatori ma come partecipanti attivi.
Tra gli appuntamenti, la prima assoluta di Le cose che posso cambiare di Serena Mannelli e Federico Micali, realizzato nelle scuole fiorentine e dedicato agli stereotipi di genere, al linguaggio, al consenso, alla violenza e alle mascolinità tossiche.
Il programma comprende infine i tre concorsi internazionali e italiano, Feminist Frames, dedicato al cinema femminista, Doc at Work, piattaforma professionale per il settore documentario, e Future Campus, spazio di formazione e confronto rivolto ai giovani professionisti under 35.
Un programma che conferma la vocazione del Festival dei Popoli a fare del cinema documentario non soltanto uno strumento di osservazione della realtà, ma anche uno spazio di confronto, memoria e partecipazione.
