“Costruire Comunità” sarà questo l’obiettivo del Centro Pecci per l’Arte Contemporanea per il 2025, una missione non solo artistica che corrisponde alla particolare vocazione dell’istituzione che trova nel radicamento sul territorio pratese e toscano linfa per portare avanti le sue molteplici attività.
Accanto ai nuovi progetti espositivi, si terrà anche un ricco calendario di appuntamenti: dal cinema alle presentazioni di libri, dalle Pecci Night ai laboratori per le famiglie, per attirare pubblici sempre più diversificati con l’obiettivo di potenziare gli accessi al museo e renderlo una piattaforma di incontro aperta a tutti.
Spiega Stefano Collicelli Cagol, Direttore del Centro Pecci di Prato che è stato riconfermato alla direzione anche per il triennio 2026-2028: “Un Centro per l’arte contemporanea che accende il focus sui propri pubblici, ciascuno caratterizzato dalle proprie specifiche necessità, è qualcosa di urgente in Italia. Lo strumento scelto è quello dell’accessibilità: al Centro Pecci lavoriamo per trovare modi diversi per avvicinare all’arte contemporanea, per comunicarla in modo facile e chiaro, ricercando degli appigli nelle nostre narrazioni che consentano a tutti di confrontarsi con l’opera a partire dal proprio vissuto e dalle proprie conoscenze. Ci stiamo dotando di nuovi strumenti per aumentare il proprio raggio d’azione ma anche di far sentire a proprio agio chiunque entri negli spazi museali. Mai come oggi servono spazi di aggregazione dove confrontarsi, conoscersi, sfiorarsi e essere fisicamente insieme, mai come oggi l’arte che parla del presente può essere un viatico per orientarsi nella comprensione del mondo attraverso le sue forme, i suoi colori, le emozioni contrastanti che è in grado di suscitare.”
A fine maggio tre nuove mostre al Centro Pecci
Il museo pratese a fine maggio presenterà al pubblico un tris di mostre che comincerà con “Smisurata Opere XXL dalla collezione del Centro Pecci” un’esposizione dedicata alle opere di grande formato che occuperanno il Gamberini uno spazio storico nato appositamente per ospitare l’arte contemporanea.
Mai come oggi servono spazi di aggregazione dove confrontarsi, conoscersi, sfiorarsi e essere fisicamente insieme, mai come oggi l’arte che parla del presente può essere un viatico per orientarsi nella comprensione del mondo attraverso le sue forme, i suoi colori, le emozioni contrastanti che è in grado di suscitare
Dal 30 maggio all’8 settembre le creazioni fuori scala che fanno parte delle collezioni del Pecci creeranno suggestioni potenti attorno a cui costruire una nuova alleanza tra gli spazi del museo e le persone che si riuniranno attorno a quello che è un patrimonio di tutti.
Il 30 maggio sarà presentata anche una nuova acquisizione: l’opera video “La marcia dell’uomo” di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, che entra a far parte del Pecci grazie alla vincita del bando ministeriale “PAC 2024-Piano per l’Arte Contemporanea”.
L’installazione disposta su tre grandi schermi ha come oggetto le repressioni culturali e i grandi rimossi della storia come il colonialismo italiano in Africa, un viaggio dalla fine dell’800 agli anni Sessanta.
La terza mostra è la prima personale dell’artista contemporaneo Davide Stucchi dal titolo “Light Lights”. Dal 30 maggio al 2 novembre saranno esposte grandi sculture luminose che trasformeranno la percezione dello spazio espositivo e del corpo di chi visita la mostra.
Nell’autunno 2025: “Vivono. Arte e affetti, HIV-AIDS in Italia. 1982-1996”
Il prossimo ottobre al Pecci arriva una mostra che sarà un unicum in Italia: “Vivono. Arte e affetti, HIV-AIDS in Italia. 1982-1996”.
Si tratta della prima mostra istituzionale che ricompone la storia dimenticata delle artiste e degli artisti italiani colpiti dalla crisi dell’HIV-AIDS.
Opere d’arte, poesie, paesaggi sonori e video si combinano a materiali d’archivio e memorie personali per delineare un possibile percorso che attraversa gli anni dal 1982 al 1996, dalla prima segnalazione di AIDS conclamato in Italia all’arrivo delle terapie antiretrovirali HAART-restituendo l’urgenza e l’unicità di quel tempo.
Le opere di artiste e artisti italiani, tra cui Nino Gennaro, Corrado Levi, Lovett/Codagnone, Ottavio Mai, Porpora Marca-sciano, Francesco Torrini e Patrizia Vicinelli, si intrecceranno con quelle di figure internazionali, da John Giorno, a Hervé Guibert e altre, la cui presenza in Italia ha lasciato un segno indelebile nella comunità artistica e nella società.
La mostra guarda agli anni della crisi dell’HIV-AIDS in Italia come un momento di creazione, in cui si sono formate alleanze aspettate, in cui l’amore è diventato spazio di azione politica.
“VIVONO” è una storia collettiva, il ritratto di una generazione viva.
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