È stato un epistolario d'amore a vincere la 29ima edizione del Premio Pieve, promosso dall’Archivio nazionale dei diari di Pieve Santo Stefano, il borgo dell’Aretino che dal 1984 ad oggi ha raccolto oltre 7mila scritture autobiografiche da tutto il mondo.
Quest'anno il riconoscimento per la migliore narrazione autobiografica è andato alle lettere tra la madrina di guerra Anna Maruccelli e il tenente Francesco Leo, prigioniero durante la Seconda Guerra Mondiale in India. Sei anni di scrittura da cui è nato un rapporto da prima d'amicizia e infine d'amore, che ha portato i due giovani a sposarsi una volta terminato il conflitto.
Parla di un mondo vicino eppure lontanissimo dal nostro invece “Tefteri”, il taccuino di viaggio di Vinicio Capossela che ha ricevuto il Premio Città del diario 2013 e che il cantautore ha donato all'Archivio di Pieve. “Tefteri”, pubblicato da poco da Il Saggiatore, racconta la Grecia durante la crisi seguendo il filo del rebetiko, la musica tradizionale greca. “Il rebetiko è un lamento che si canta in coro, appartiene a tutti ma parla ad ognuno, questo modo di stare insieme, di fare comunione con la musica, non c'è da nessuna altra parte” ha spiegato Capossela, che era già stato a Pieve nel 1996 come ospite speciale ed era rimasto incantato dal lenzuolo di Clelia Marchi. “Tefteri”, letteralmente 'libro dei conti', è nato nel giugno 2012. “Era un periodo particolare per la Grecia, si svolgevano le seconde elezioni nel giro di pochi mesi da cui sembrava dipendesse il destino dell'euro e dell'unione – racconta Vinicio Capossela – ho scritto durante tutto il viaggio, io soffro di grafomania, prendo sempre appunti anche quando sono al telefono con gli amici.”
In memoria del fondatore dell'Archivio, quest'anno per la prima volta è stato assegnato il Premio Tutino giornalista: a riceverlo è stata la reporter Francesca Borri, classe 1980, che ha già raccontato il Kossovo e la Palestina e adesso scrive dalla Siria. Francesca è stata recentemente al centro di un grosso dibattito dentro e fuori la Rete dopo un suo articolo di denuncia sulle condizioni lavorative dei freelance nelle zone di guerra. “Non mi piace la definizione di giornalista di guerra, io sono solo una che racconta le storie che ha voglia di raccontare – ha spiegato Francesca al pubblico del Premio Pieve – il difficile poi non è scrivere dal fronte, lì serve solo avere il fegato di stare sotto le bombe, perché c'è un muro tra noi e quelli che combattono, il difficile è raccontare la vita quotidiana ad Aleppo, è una cosa che ci tocca perché è più vicina alla nostra vita.”
In occasione delle giornate del Premio, è stato inaugurato nelle sale che ospitano anche il celebre lenzuolo di Clelia il “Piccolo museo del diario”, un percorso multisensoriale attraverso i racconti autobiografici, un'istallazione interattiva sotto forma di muro, dove ogni cassetto che si apre contiene un diario di carta o un video touchscreen che racconta la storia di chi lo scrisse, con fotografie e reading delle pagine più belle.