I quaranta più importanti architetti italiani insieme a Firenze per discutere il futuro dell’architettura e del paesaggio nel nostro paese, contro la mercificazione del mercato architettonico, contro l’omologazione dei luoghi imposto dallo ‘star system’ delle cosiddette archistar, con l’obiettivo di collegare tradizione e modernità e di recuperare un ruolo di primo piano a livello europeo. E’ il convegno “Identità dell’architettura italiana”, organizzato dall’Università di Firenze insieme alla rivista “Casabella” e al Comune di Firenze che si terrà il 18 e 19 novembre nell’Aula Magna dell’Università di Piazza S. Marco. Giunto alla sua ottava edizione, il convegno sarà luogo d’incontro e di riflessione a cui parteciperanno come relatori personaggi come Francesco Dal Co, Paolo Portoghesi, Vittorio Gregotti, Aimaro Isola, Sandro Anselmi, Franco Purini, Antonio Monestiroli, Luciano Semerani, Giovanni Chiaramonte; mentre tra gli ospiti ci saranno lo storico Lucio Villari, l’archeologo Andrea Carandini, il filosofo Sergio Givone, lo scrittore Antonio Scurati.
Tutte figure di grande rilievo intellettuale che offriranno importanti contributi di riflessione, come è stato spiegato stamani in Palazzo Vecchio durante la presentazione dell’evento da parte dell’assessore Cristina Giachi e dal curatore Paolo Zermani. “Nelle loro mani e in quelle degli architetti più consapevoli – hanno detto gli organizzatori - è la scommessa consentita dallo straordinario laboratorio rappresentato dalla realtà italiana: un laboratorio ove è possibile forgiare, sulle tracce rappresentate da una civiltà architettonica millenaria, le misure e gli spazi del contemporaneo”. Il convegno sarà occasione per l'architettura italiana di “rilanciare in modo autorevole la propria candidatura a guidare la ricerca teorica europea, ruolo che le è sempre stato proprio, a partire dalla assunzione di coscienza del valore del proprio paesaggio, perché la vera sfida della contemporaneità risiede nella capacità di collegare, senza traumi, tradizione e modernità”. Attraverso questo confronto l’architettura italiana “si rapporta con le trasformazioni in atto nel nostro paesaggio e si interroga sulla capacità di trasmissione di un carattere secolare fortemente messo in crisi dalle vicende dell’ultimo quarto del Novecento. In tal senso, si cerca una riflessione non soltanto a partire dai progetti che verranno presentati, ma anche dal rapporto con le altre discipline che concorrono alla formazione del ‘carattere italiano’”.
In particolare, quest’anno l'approfondimento del Convegno sarà riferito al tema “Ricostruzione”. “Il paesaggio italiano è in continua, tumultuosa e spesso traumatica trasformazione - è stato sottolineato – e necessita di essere compreso, rilevato e trasmesso al fine di poterne governare gli equilibri senza dimenticanze o scorciatoie: una ricostruzione etica e civile dunque, prima ancora che materiale. L'apporto di nuove culture, così come quello di nuovi modelli, deve indurre a un rinnovato consapevole atteggiamento di tutela e trasmissione del carattere e dell'identità italiana, privo di nostalgia, ma anche lontano dall'amnesia. In tal senso Firenze e la Toscana, prototipi riconosciuti dell'identità artistica e paesaggistica italiana, sono luoghi privilegiati di ricerca”. Quella del convegno fiorentino sarà una risposta concreta e precisa: “una assunzione di responsabilità civile, che si oppone alla dilagante incultura delle architetture di superficie, edifici spettacolo buoni per ogni latitudine, che stanno trasmettendo, anche all'architettura internazionale, la malattia costituita dalla mercificazione propria dell'arte contemporanea”.
Parallelamente al convegno, la Facoltà di Architettura insieme al Comune sta portando avanti una analoga battaglia nella “Casa della Finestra” di Piazza Tasso, nel cuore della Firenze popolare: qui è stata realizzata la ‘Galleria dell'architettura italiana’, che ospita ogni tre mesi mostre critico-documentarie riferite al lavoro dei migliori architetti italiani. In questi giorni e fino al 19 novembre è in corso l'esposizione “Progetti italiani per il Castello di Berlino”. “Nel dibattito infausto tra museificatori ad oltranza e portatori sani di amnesia, che sta rapidamente sconvolgendo l'immagine delle nostre città – hanno concluso gli organizzatori - l'architettura italiana propone a se stessa l'urgenza di una sfida matura, capace di rilevare e trasmettere il significato di una storia viva, contrapposta a una storia morta o colpevolmente dimenticata”.