Province: la proposte di Cna Firenze e Arezzo
La chiave di volta sarà integrare le esigenze dell'economia e le manifestazioni delle identità culturali dei territori
di Samuele Bartolini
Sul riordino delle province in Toscana “ripartiamo dalle esigenze vere, dal mondo delle imprese, visto che la politica non trova la soluzione”. Dicono Mauro Fancinelli e Alessandro Farisei, rispettivamente presidente e direttore di Cna Firenze. E la soluzione, a loro avviso, non può che passare dal mondo delle imprese, da quelle realtà economiche che ogni giorno stanno “sul pezzo” e che in tempi di crisi lottano per non uscire dal mercato.
Fancinelli e Farisei avanzano la proposta delle tre aree vaste: Firenze-Prato-Pistoia con Firenze capoluogo, Siena-Grosseto-Arezzo con Siena capoluogo, Pisa-Livorno-Lucca-Massa Carrara con capoluogo Pisa. Un modello che ricalca quello avanzato dalla Regione Toscana. L'associazione delle imprese artigiane, infatti, ha già unificato i servizi e fuso le società organizzandosi secondo criteri di area vasta. Lo chiede l'economia, ma lo chiede anche il lavoro: nei giorni scorsi la Cgil Toscana ha detto di pensarla allo stesso modo anche se ha giudicato sterile la discussione sui capoluoghi.
Sul piatto in discussione la matassa è ancora tutta da sbrogliare. La Toscana ha una storia particolare. E' terra di identità forti con tradizioni culturali radicate che rivendicano spesso appartenenza e orgoglio anche solo spostandosi di un centinaio di chilometri. Basti pensare a Pisa e Livorno, città contrapposte da rivalità storiche. E poi c'è il caso di Arezzo. Alla direzione provinciale del Pd, la riunione notturna dei giorni scorsi con il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi è stata particolarmente affollata. C'era tutta la dirigenza provinciale, con il segretario Marco Meacci in testa, ma c'erano anche i sindaci aretini del Pd. Arezzo – è stato ribadito - non ci sta a perdere la partita. “E' la nostra città e non Siena – ha detto Meacci - ad avere più abitanti. E non si può prendere come riferimento i dati Istat del 2001 che sono troppo vecchi. In più – ha insistito il segretario provinciale Pd – Arezzo da sola tira il 26% dell'export di tutta la Toscana e il 45% dell'oro lavorato in Italia passa da qui”. Nell'incontro, che è stata occasione di una discussione aperta, il presidente Rossi ha confermato la legittimità della battaglia aretina, ha ricordato che ci saranno altri momenti di confronto, ma ha anche sottolineato che non è lui il titolare della questione. “Non decido io”, ha detto.
La definizione ultima del riordino delle province, infatti, prevede molti passaggi. Oggi si riunisce il Consiglio delle autonomie locali, poi si esprimerà il Consiglio regionale. Successivamente la palla passerà al governo che promuoverà un disegno di legge da sottoporre all'attenzione del Parlamento. Per la Toscana la chiave di volta sarà elaborare una proposta che tenga assieme le esigenze delle realtà economiche e le manifestazioni delle identità socio-culturali dei territori.
13/09/2012
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